04 · Guida tecnica

Trattamento meccanico biologico e biostabiliz­zazione

Come si sceglie la tecnologia per l'organico del rifiuto urbano: due flussi di materiale, sistemi intensivi o estensivi, aperti o chiusi, e i presidi che ne decidono l'impatto sul territorio.

Capannone di maturazione con cumuli di materiale organico e una pala gommata
Fase di maturazione al chiuso

Due flussi di materiale organico

La frazione organica è la parte più pesante dei rifiuti urbani e la più difficile da gestire con lo smaltimento tradizionale. Gli impianti biologici la trattano per due scopi diversi, che danno origine a due flussi distinti.

  • Compostaggio di qualità. Organico separato alla fonte con la raccolta differenziata, scarti del verde, rifiuti di attività produttive: un flusso omogeneo e ben caratterizzabile, che diventa fertilizzante.
  • Trattamento biologico dell'indifferenziato. Organico rimasto nel rifiuto indifferenziato o separato meccanicamente con la vagliatura: va stabilizzato per ridurne l'impatto in discarica.

Anche con una raccolta differenziata efficiente una parte dell'organico resta nell'indifferenziato. Per questo una gestione integrata prevede entrambi i flussi, e noi progettiamo impianti per l'uno e per l'altro.

Sistemi intensivi ed estensivi

Compostaggio e biostabilizzazione sono processi aerobici. La tecnologia deve fare due cose: dare ossigeno ai microrganismi e portare via il calore in eccesso. In base a come lo fa, si distinguono sistemi intensivi ed estensivi.

I sistemi intensivi servono per biomasse molto fermentescibili, come umido domestico, scarti mercatali, fanghi civili e agroindustriali, miscelate con strutturante. Separano una fase attiva, critica e sensibile alle scelte tecnologiche, da una fase di maturazione più semplice. Si cerca di accorciare la fase attiva, perché è quella che costa in attrezzature ed energia.

I sistemi estensivi trattano biomasse poco degradabili e strutturate, come verde e legno, senza matrici fermentescibili. Di solito sono macrocumuli su piazzale aerati per convezione naturale e rivoltati di rado, gestibili all'aperto e condivisibili tra più centri.

Parametri unitari tipici
ParametroIntensiviEstensivi
Tempi di processoda 25-30 a 120 giorni (dimensionare su almeno 90)da 6 mesi a oltre un anno
Consumi energetici40-60 kWh/t10-20 kWh/t
Superficie, tutto incluso0,7-1,5 m² per t/anno1,5-2 m² per t/anno

Sistemi aperti e chiusi

Nei sistemi chiusi il processo avviene in spazi confinati, come biocelle, container e bioreattori, o in capannoni tamponati. Si controlla meglio il processo, indipendentemente dal meteo, e soprattutto si captano e trattano gli effluenti odorigeni. Per alcune tecnologie la chiusura è intrinseca; per cumuli, andane e trincee è una scelta legata al controllo degli odori.

I sistemi aperti funzionano bene solo quando si verificano insieme alcune condizioni:

  • matrici poco fermentescibili;
  • molto strutturante ligno-cellulosico, indicativamente oltre il 70% in peso, che permette processi statici;
  • siti rurali o semi-rurali, con distanze dalle abitazioni dell'ordine di 1.000 metri o più;
  • taglie limitate, da centinaia a poche migliaia di tonnellate l'anno.

Una soluzione frequente è chiudere la fase attiva e lasciare all'aperto, o in capannoni più semplici, la maturazione, quando il potenziale odorigeno e il consumo di ossigeno sono già diminuiti.

Presidi ambientali e normativa

Per gli impianti in procedura semplificata, il D.M. 5 febbraio 1998 chiede che chi tratta matrici fermentescibili, come fanghi e scarti alimentari, gestisca al chiuso le prime fasi e tratti gli odori, indipendentemente da taglia e distanza dalle abitazioni. Per gli impianti in autorizzazione integrata ambientale il riferimento sono le conclusioni sulle BAT per il trattamento dei rifiuti (Decisione di esecuzione UE 2018/1147).

Nessuna norma, però, dimensiona da sola un presidio. Un biofiltro con tempi di contatto troppo brevi rispetta la prescrizione sulla carta e non risolve il problema. Per questo partiamo dalle portate reali, dai ricambi d'aria dei locali e dalla stabilità del materiale misurata con i test respirometrici.

Cosa forniamo per il TMB

  • Sistemi di vagliatura, triturazione, bioessiccazione e demetallizzazione.
  • Biocelle e corsie di biostabilizzazione con aerazione forzata.
  • Linee di selezione e di produzione di combustibile da rifiuti.
  • Aspirazione dei locali, scrubber, biofiltri e software di processo.

Approfondisci le biocelle di compostaggio e iltrattamento dell'aria.

Domande frequenti

TMB in breve

Che cos'è il trattamento meccanico biologico?

È la combinazione di trattamenti meccanici, come vagliatura, triturazione e demetallizzazione, e di un trattamento biologico aerobico che stabilizza la frazione organica del rifiuto indifferenziato. Riduce volume, umidità e fermentescibilità del rifiuto prima del recupero o dello smaltimento.

Che differenza c'è tra compostaggio e biostabilizzazione?

Il compostaggio lavora organico di qualità, separato alla fonte, e produce un fertilizzante. La biostabilizzazione tratta l'organico contenuto nell'indifferenziato o frazioni non di qualità, con l'obiettivo di renderle stabili e meno impattanti, non di produrre compost commerciabile.

Come si misura la stabilità del materiale trattato?

Con i test respirometrici, che misurano quanto ossigeno consuma ancora il materiale: più è basso, più la sostanza organica è stabile. Sono il riferimento per decidere quando chiudere le fasi al chiuso e quando il materiale può proseguire.

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